Girotondo di San Francesco
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27 - Poggio Bustone-Terni - 29 Km
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Da Poggio Bustone, antico borgo medievale che Francesco visitò la prima volta nel 1209 salutandone il popolo con un “Buon giorno, buona gente”, salendo per la strada che percorre il meridionale fianco dirupato del Monte Rosato, si raggiunge, a 818 m di altitudine, il Convento di S. Giacomo Maggiore.
Poggio Bustone - San Giacomo Maggiore
Fondato nel 1235-37 conserva al suo interno lo Speco, luogo di solitudine e di preghiera abitato dal santo. Al secolo XIII risale la costruzione di una cappella e di un eremo, del quale oggi si possono vedere nel chiostro le colonne di un piccolo porticato. L’eremo fu ampliato verso la fine del XIV secolo e allo stesso periodo risale la costruzione della chiesa. La chiesa di San Giacomo Maggiore ha una struttura semplice. L’interno gotico a una navata presenta l’abside coperta dalla volta a crociera, gli stalli del coro sono del ‘600. Una tavola del XV secolo sulla parete destra raffigura la Madonna col Bambino e S. Giuseppe; un affresco molto deteriorato presenta il paese di Poggio Bustone protetto da San Francesco e Sant’Antonio.
Girando per le strade del piccolo borgo si possono osservare la porta ad arco gotico detta del " Buon Giorno",
Rivodutri – Faggio di S.Francesco
dal saluto francescano tramandato, e la Torre a pianta pentagonale del Cassero facente parte di un castello di cui restano oggi soltanto dei resti. Prendiamo la strada in leggera discesa per Terni che dopo alcuni chilometri porta al paesino di Rivodutri. Da qui, chi ha tempo, può fare una lunga deviazione per la strada sterrata che dal paese va in alto, fino a raggiungere il grande faggio di San Francesco, la cui cima ramificante ha 21 metri di circonferenza e un diametro di 7 metri. Contrariamente a tutti gli alberi della stessa specie i quali hanno i virgulti tendenti in alto, i rami di questo faggio tendono incredibilmente a terra, come quelli del salice piangente, dando a tutto l'insieme l'aspetto di una capanna, da cui il nome dato al faggio: Capanno di S. Francesco.
Labro

Dopo Rivodutri si prende a destra la strada per Leonessa che sale fino a Morro Reatino scendendo poi fino la panoramico paese di Labro. Nelle sue tortuose stradette deserte, il silenzio, interrotto dal canto degli uccelli e delle cicale, avvolge gli antichi palazzi come quello dei marchesi Vitelleschi, tuttora abitato e visitabile, le case di pietra, il torrione medievale e l’alto campanile del duomo di Santa Maria che sembra vegliare sull’intero paese. Stemmi, fregi, ricchi portali ed eleganti finestre che decorano le case, sono i segni visibili di un lontano e fiero passato.
Labro – Vista dalle mura
Strappato trent’anni fa al degrado da due architetti belgi, odierni proprietari del palazzo Crispolti, la splendida Labro, grazie al loro sapiente ed amorevole restauro, oggi offre un raro esempio di omogeneità storica ed artistica. Presso il paese si trova la chiesa di S. Maria della Neve, da dove suonano senza sosta le campane, quasi a comunicare ancora l’esistenza e la conservazione del luogo.
Si scende da Labro sempre tenendo d'occhio il Lago di Piediluco, al confine fra Lazio e Umbria, al quale si giunge passata la frazione della Madonne della Luce.
Lago di Piediluco
Piediluco è un pittoresco centro il cui nome significa "ai piedi del bosco sacro". Con un assetto rimasto quello del medio evo, con le sue basse casette colorate, è dislocato nello stretto lembo di terra che corre tra il lago ed il monte. Il lago, che prende il nome dal paese, è tanto irregolare da sembrare un lago alpino. Molto suggestivo, è circondato da rilievi boscosi, tra i quali è caratteristica per la sua forma di largo cono la montagna dell'Eco. Questa montagna deve il suo nome al fatto che è in grado di rimandare un intero endecasillabo in maniera perfetta.
Piediluco – San Francesco
Nel 1208 San Francesco passò per questo paese. A ricordo della visita, la chiesa di San Francesco fu edificata tra la fine del XIII secolo e il 1338, come si legge nell'epigrafe posta sulla facciata d'ingresso. L'edificio conserva preziosi reperti artistici del Quattrocento e del Cinquecento e sul portale bassorilievi di pesci e strumenti per la pesca che si effettuava nel lago.
Si procede lungo il Canale del Velino.
Canale del Velino – Trota
Nel 272 a.C. il console romano Manlio Curio Dentato fece scavare un canale artificiale per poter svuotare ulteriormente la pianura reatina dalle acque stagnanti nel sottostante fiume Nera. Nel corso degli anni, però, le acque del Velino finirono per ostruire di nuovo il varco verso la Val Nerina. Nel 1596, Papa Clemente VIII incaricò Domenico Fontana di realizzare un nuovo emissario, adiacente al primo, regolamentato da un ponte per controllare il flusso delle acque nei periodi di piena. Da qui la Cascata delle Marmore che con i suoi 165 metri di dislivello è il maggiore salto d'acqua italiano. Si può guardare anche dall'alto lungo il Girotondo che poi, scendendo a capofitto lungo la discesa che porta a Papigno, entra finalmente nella città di Terni.
Terni – Fiume Nera

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