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10 - Eremo della Casella-Anghiari - 28 Km
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Eremo della Casella – Vista verso La Verna

Lasciato l'Eremo della Casella si prosegue l'itinerario sulla cresta dell'Alpe Catenaia iniziato ieri. Questa volta però dobbiamo incominciare il cammino molto presto per affrontare una delle tappe più dure del Girotondo. Subito andiamo in discesa per lo spartiacque che divide le valli dell'Arno e del torrente Singerna che sfocia nel lago artificiale di Montedoglio. Alla nostra destra appaiono dall'alto le case del paese di Chitignano e alla nostra sinistra quelle di Caprese Michelangelo. Si scende fino allo Sgolo del Rogai per poi riprendere a salire verso il Sasso della Regina (1234) e il Monte Il Castello (1414). Dal Sasso delle Regina una via di fuga in caso di pioggia o temporale è rappresentata dal rifugio sito alle Fonti del Baregno, e a sinistra del Monte Il Castello si trova la capanna del Faggeto.
Alpe di Catenaia
Vecchio essicatoio di castagne

Dalla cima del monte si scende per 10 minuti e quindi si abbandona il sentiero 50 che va giù a destra. Si prosegue per cresta fino al Monte Altuccia (1407) per scendere in picchiata sulla Pozza delle Stroscie, dove sorge un altro rifugio. D'ora in avanti non vi saranno più cammini di fuga e rifugi per proteggervi dal maltempo. Giunti sul Greppo dei Ciuffi girate a destra lungo il sentiero 014 fino ad immettervi sotto il Monte Filetto nel sentiero 502 che non abbandonerete mai fino quasi al Castello di Montauto.
Castello di Montauto

Tutto il cammino consiste in un lento degradare verso il Torrente Sovara che si attraverserà su un ponte del sentiero 10A. Il Castello di Montauto di Anghiari, eretto tra il 1180 ed il 1190 sulle rovine di una preesistente torre longobarda, prese il nome dal Monte Acuto, dalla cui vetta dominava tutti i territori circostanti, risultando praticamente imprendibile. Proprio per ragioni difensive nacque la prima costruzione di torre-fortezza della famiglia Barbolani. Nel '200 il castello ospitò più volte Francesco d'Assisi nel suo pellegrinare verso la Verna: la piccola Cappella che ancora esiste era il luogo di preghiera del poverello.


Maestà di San Francesco

L'ultima volta che giunse a visitare il conte Alberto Barbolani vi arrivò stanco, sfinito dal lancinante dolore che le sacre piaghe gli procuravano, e con un abito da far pietà. Al momento di lasciarlo partire il conte gli offrì in dono un nuovo saio in cambio di quello che indossava, macchiato dal sangue delle Stimmate e ricucito, negli strappi, con steli di ginestra. Francesco accettò. Il conte Alberto, felicissimo, conservò quella preziosissima reliquia, avvolta in un panno di seta, che ora si trova nella cappella delle Stimmate alla Verna. Si narra che gli steli con i quali il saio era stato rammendato fiorissero ad ogni primavera. Dal castello si scende nel sottostante rovereto che nasconde, a destra della strada bianca, una cappelletta intitolata Maestà di San Francesco.
Convento di Montauto – Leccio

Proseguendo si giunge al Convento dei Cappuccini di Montauto, costruito per una promessa fatta dal conte Alberto a San Francesco, ma compiuta tre secoli dopo dalla stessa famiglia Barbolani. Adesso il Convento non è piu' francescano dal 1960, ma vi risiedono le Suore di Nostra Signora del Cenacolo che ricevono persone che vi trascorrono periodi di esercizi spirituali. Di fianco alla chiesa svetta uno stupendo leccio plurisecolare che la leggenda narra sia stato piantato proprio da San Francesco. Si va in discesa quindi fino alla Villa Barbolana, singolarissima casa fortificata dell'aretino.
Villa La Barbolana

L'edificio, voluto da Federico di Antonio Barbolani e costruito tra 1556 e il 1582, rappresenta un momento di sintesi tra la villa, il palazzo e il castello. Ha una pianta quadrata con bastioni angolari lievemente sporgenti; la mole del volume è scandita dalle finestrature, alcune delle quali finte, ed alleggerita dall'altezza della torre centrale. Da qui si scende fino alla strada asfaltata che conduce dopo alcuni tornanti in salita al fantastico borgo medioevale di Anghiari.
Anghiari

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